e stasera sono arrivati.
come hanno suonato il campanello, la mente è volata all'anno scorso, stesso periodo su per giù, stesso luogo, e stesse facce.
oggi, però, alla porta c'era una faccia in più.
questa è una storia d'amore, come tante, quella che più di tutti vorrei vivere anche io.
la storia di A. e P. che l'anno scorso, a quest'ora, cercavano di riprendersi dalla batosta di una adozione non avvenuta, e che oggi tengono per mano G., teppista di 11 anni, giunto a scombussolargli la vita lo scorso Natale.
l'anno scorso, a metà agosto, erano tornati, dopo che per una serie di fatti, l'adozione non era andata.
loro erano a pezzi, io mi sentivo inadeguata, come solo una persona che non sa che cosa dire, può essere.
avevo covato per mesi una gioia infinita per loro, quando mi avevano detto "partiamo!", e, ammettiamolo, anche una sana dose di affettuosa invidia.
io, il mio teppista l'ho dovuto lasciare in Togo, per tutta una serie di folli leggi che, con l'idea di tutelare il minore (cosa sacrosanta e che non metto nemmeno in discussione), in Italia vietano alle persone non sposate di adottare.
ma poi sono tornati con la batosta in saccoccia, ed erano venuti qualche giorno qui a Levanto, a cercare di distrarsi un po', di chiarirsi le idee.
erano addirittura in dubbio sul da farsi, se riprovarci, se lasciar perdere.
guardandoli oggi, giocare in mare, mi sono sentita fiera, per tutta l'insistenza che l'anno scorso, di questi tempi, mettevo nel cercare di convincerli che lasciar perdere sarebbe stata una cosa di cui si sarebbero pentiti tutta la vita.
sentir ridere quel piccolo teppista, guardare gli occhi di A. quando lo abbraccia, sorprendere P. che con l'aria sorniona gli stampa un bacio in fronte, rasserena il cuore.
un cuore un po' sballottato, un po' martoriato e vagamente disilluso; un cuore che però non ha mai smesso di credere alle storie d'amore, di qualsoasi tipo.
questa è la loro, di cui mi sento parte.
continuo a sognare di averne anche una mia, prima o poi.
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